Come va l’epidemia influenzale? Chiedete al dott. Google…

Com’è “tosta” l’influenza quest’anno! Con questa espressione di sorpresa si aprono molte consultazioni negli ambulatori dei medici di MG nei due mesi invernali più “caldi” per via dell’epidemia influenzale. Lo stupore dell’influenzato si ripete puntualmente ogni anno dopo aver fatto esperienza dei sintomi generali che porta con se da sempre il virus, altrettanto puntualmente confuso con la pletora di altri virus responsabili della maggior parte delle infezioni delle prime vie aeree.

Durante i mesi autunnali e invernali infatti circolano moltissimi virus, responsabili di sintomi come mal di gola, raffreddore con naso chiuso e gocciolamento, tosse secca etc., meno impegnativi del virus targato HN, di breve durata e quasi mai accompagnati da febbre elevata o persistente oltre 2-3 giorni. Nella sua forma tipica invece l’influenza presenta ben altra sintomatologia, soprattutto per l’interessamento sistemico, ovvero improvvisa febbre elevata fino 39-40°, preceduta da brividi e che dura anche 5 giorni, estrema spossatezza, inappetenza e dolori muscolari diffusi, una fastidiosa tosse secca che perdura per altri giorni assieme alla stanchezza. Niente a che vedere, insomma, con un banale raffreddore o con una faringite!

Anche quest’anno puntualmente l’epidemia influenzale, iniziata qualche giorno prima del Natale, è stata preceduta nei mesi autunnali da varie “ondate” di virus para-influenzali minori, respiratori e intestinali, che hanno trovato terreno fertile negli asili e nelle scuole elementari per poi diffondersi in piccole focolai familiari. Le virosi respiratorie sporadiche non vengono in genere intercettate dai sistemi di sorveglianza epidemiologica nazionali, come la rete influnet dell’Istituto Superiore di sanità  (http://www.iss.it/flue/index.php?lang=1&anno=2016&tipo=5 ), rivolti alle vere influenze che solitamente iniziano a segnalare i primi casi dalla metà di dicembre, per poi seguire la diffusione del virus con report settimanali, disponibili in rete il mercoledì, nelle abituali 6 settimane di incremento, picco epidemico e declino.

Ma da qualche tempo a questa parte c’è un’inedito sistema di sorveglianza dell’epidemia influenzale che ha dimostrato, dati alla mano, di avere un’efficacia e un’attendibilità praticamente sovrapponibile a quelli tradizionali, ma praticamente in tempo reale: mi riferisco a Gooogle Trends, il servizio statistico dell’omonimo motore di ricerca che è in grado di fornire i dati dettagliati delle ricerche effettuate dagli utenti in base alle parole chiave immesse nel motore stesso (https://www.google.it/trends/ ) in tutto il globo, in ogni continente o nazione, anno per anno, mese per mese e addirittura ad ogni ora del giorno. Provare per credere!

Il servizio prevede anche la possibilità di attivare un avviso di allerta in caso di aumento significativo delle ricerche su parole chiave, come appunto “influenza”. Ebbene nella settimana natalizia Google Trends ha segnalato un incremento del 70% delle ricerche con il termine “influenza”, che testimonia l’inizio dell’ondata epidemica invernale. Così una semplice ricerca su internet permette di ricostruire l’andamento epidemico delle virosi respiratorie stagionali con un’accuratezza pari ai tradizionali sistemi di sorveglianza epidemiologica, ma con una rapidità inedita.

Uomini, attenzione al PSA!

Già gli urologi americani nel 2014 avevano innestato la retromarcia sullo screening del PSA (esecuzione del test in soggetti asintomatici per la diagnosi precoce del tumore prostatico), dopo che per anni media e specialisti avevano caldamente raccomandato a tutti gli uomini l’esecuzione periodica dell’esame come garanzia di “prevenzione” del tumore prostatico (vedasi il P.S.).

Oggi con un libro che ha fatto scalpore si è espresso in modo ancor più drastico Richard J. Ablin, professore di Immunopatologia presso la facoltà di Medicina della University of Arizona, colui che negli anni settanta scopri il PSA (Antigene Prostatico Specifico). Il titolo del libro, uscito per i tipi dell’editore milanese Raffaello Cortina, non lascia spazio alle incertezze e ai dubbi interpretativi: Il grande inganno sulla prostata, ovvero “Perché lo screening con il PSA può avere gravi conseguenze per milioni di uomini”.

Ecco il risvolto di copertina dell’edizione italiana, curata da Roberto satolli, che espone sinteticamente i contenuti del libro. Ogni anno centinaia di migliaia di uomini si sottopongono a dolorose biopsie per il cancro della prostata e moltissimi subiscono prostatectomie radicali, che spesso danno luogo a conseguenze devastanti come incontinenza, impotenza e trauma psicologico. Ma il fatto sconcertante è che la maggior parte di questi uomini non sarebbe mai morta per una forma tanto comune di cancro, che spesso cresce così lentamente da non fare danno. Come siamo arrivati a un tale eccesso di esami clinici e di interventi chirurgici inutili?

Questa è la storia scioccante di come l’uso improprio di un test per il cancro della prostata abbia rovinato sistematicamente la vita di milioni di uomini, derubando il sistema sanitario di risorse preziose, scritta dallo scienziato padre della scoperta che ha portato allo sviluppo del test. Per la prima volta, medici e vittime denunciano i danni causati dal test e chiedono che si individui un marcatore davvero specifico per i cancri aggressivi. Il grande inganno sulla prostata pone domande provocatorie sulla natura del sistema sanitario e sulle terribili conseguenze umane che derivano dalla manipolazione della scienza per vantaggi personali ed economici.

P.S.Di seguito si può leggere la sintesi delle raccomandazioni per lo screening opportunistico del PSA, ovvero prescritto occasionalmente su richiesta degli assistiti dopo adeguata informazione sui rischi ad esso connessi (eccesso accertamenti diagnostici invasivi ed interventi terapeutici non necessari):

  • Lo screening con PSA negli uomini sotto i 40 anni NON è raccomandato
  • Lo screening di routine negli uomini di età compresa tra 40-54 anni, a rischio medio, NON è raccomandato
  • Per gli uomini di età compresa tra 55-69 anni, la decisione di sottoporsi a screening con PSA comporta la valutazione dei benefici di prevenire la mortalità per cancro della prostata in 1 uomo ogni 1.000 nel decennio successivo, a fronte dei noti danni potenziali associati con lo screening e il trattamento. Per questo motivo, il processo decisionale condiviso è raccomandato per gli uomini dai 55 ai 69 anni che hanno preso in considerazione lo screening PSA, e la decisione va presa sulla base dei valorie delle preferenze dei pazienti
  • Per ridurre i danni dello screening, un intervallo di screening di routine di due anni o più potrebbe essere preferito a screening annuali per gli uomini che hanno partecipato al processo decisionale condiviso e deciso di effettuare lo screening. Rispetto allo screening annuale gli intervalli di screening biennali consentono maggiori benefici e riducono sovradiagnosi e falsi positivi
  • Lo screening del PSA non è raccomandato in uomini di età superiore ai 70 anni o con aspettativa di vita di 10-15 anni .