Primavera, pollini in arrivo e guai per gli allergici!

La primavera che si annuncia in queste settimane rallegra i più per la fine dell’inverno ma preoccupa invece una categoria meno fortunata. Per gli allergici infatti sole e tepore sono sinonimo di starnuti ed occhi rossi. Congiuntivite e rinite stagionale (a differenza della forma perenne, presente in ogni periodo dell’anno) sono scatenate dalla reazione allergica provocata dal contatto tra mucosa nasale e pollini, presenti nell’atmosfera nei mesi primaverili ed estivi. I sintomi, ben conosciuti dai malati, sono presto detti: salve di starnuti, rinorrea acquosa (goccia dal naso), irritazione tra naso e gola, ostruzione del passaggio dell’aria, intenso prurito agli occhi che, complice lo strofinamento, favorisce l’arrossamento della congiuntiva e il senso di bruciore.

I primi pollini a comparire nell’aria, tra febbraio e marzo, sono quelli di betulla, nocciolo, salice, olmo e cipresso; più tardi, in genere da aprile o maggio, iniziano a fiorire le graminacee, la parietaria e l’ulivo, responsabili di sintomi fastidiosi che durano fino al mese di luglio. Il metodo migliore per evitare i disagi dell’allergia sarebbe quello di trasferirsi per qualche mese in zone non “infestate” dai pollini, al mare o magari ai tropici.

Purtroppo questa piacevole cura è alla portata di pochi; tutti gli altri dovranno convivere con l’allergia e ricorrere ai numerosi farmaci disponibili per la cura di queste affezioni. Per trarre i maggiori benefici dalle medicine è però essenziale la conoscenza del loro meccanismo d’azione. La terapia della rinocongiuntivite stagionale può essere autogestita dal paziente, a condizione che siano chiari gli obiettivi, le priorità, le modalità d’uso e i limiti delle varie molecole disponibili.

Come per altre condizioni, vale il concetto della terapia a scalini; essa consiste nella somministrazione di farmaci a diverso meccanismo d’azione che vengono prescritti in sequenza, generalmente uno in aggiunta all’altro, nel caso che non si sia verificata una soddisfacente risposta terapeutica con un solo principio attivo. Questa scelta è motivata dall’esigenza di riservare i farmaci più potenti, che comportano controindicazioni o il rischio di effetti collaterali, per le situazioni più impegnative e resistenti ai trattamenti abituali. Nella rinite allergica vengono comunemente prescritti farmaci appartenenti a tre categorie: da un lato quelli ad azione preventiva e, dall’altro, gli antistaminici ed i cortisonici che riducono i sintomi dell’allergia in atto.

FARMACI PREVENTIVI. Vengono generalmente somministrati sotto forma di spray nasali o colliri, due o tre volte al dì, iniziando prima della fioritura della pianta responsabile, cioè quando il raffreddore non si è ancora manifestato, o ai primissimi sintomi. In commercio esistono due molecole (disodiocromoglicato o nedocromil) che hanno dimostrato efficacia nel prevenire la reazione allergica immediata e tardiva riducendo prurito nasale, starnuti, rinorrea e meno l’ostruzione nasale (naso chiuso). Possono essere sufficienti per controllare le forme lievi, in particolare a livello congiuntivale. Se tuttavia i disturbi persistono si dovrà aggiungere uno dei prodotti più attivi sui sintomi, di cui parleremo ora.

ANTISTAMINICI. Questi prodotti bloccano i recettori su cui agisce il più importante mediatore del fenomeno allergico (l’istamina) che viene a sua volta liberato dalla reazione tra il polline e gli anticorpi (detti IGe) presenti su alcune cellule (linfociti basofili e mastociti). Sono generalmente assunti per via orale, una volta al giorno in genere prima di dormire, anche se esistono preparazioni farmaceutiche in spray. I prodotti di ultima generazione non provocano in genere sonnolenza come quelli presenti in commercio da più tempo, che tuttavia hanno un costo contenuto. Ad ogni buon conto è meglio evitare l’associazione con alcool o sedativi del sistema nervoso centrale, in particolare se si deve guidare l’automobile. Altri rari effetti collaterali sono: irrequietezza, insonnia, secchezza della bocca, ritenzione d’urina, aumento dell’appetito. Hanno una buona efficacia su tutti i sintomi e un pò meno sull’ostruzione nasale. Se dopo una settimana di trattamento non si verifica una risposta soddisfacente sarà necessario ricorrere ai cortisonici.

CORTISONICI. Si tratta dei più potenti inibitori delle reazioni allergiche. La via di somministrazione più sicura è quella nasale mentre quella orale va riservata, per il rischio di effetti collaterali da uso prolungato, alle forme gravi e resistenti e per un periodo d’attacco di 10-15 giorni. In situazioni di urgenza invece, soprattutto per quanto riguarda l’asma, va privilegiata, senza esitazione o timore di effetti indesiderati, la via iniettiva (intramuscolare od endovenosa). Nelle emergenze, anche in presenza di un dubbio diagnostico, è assai più rischioso non fare una puntura di cortisone!. Nelle forme moderate è sufficiente la somministrazione di spray al cortisone, una o due volte al di, per ridurre i sintomi compresa l’ostruzione nasale. L’effetto terapeutico però non è immediato e raggiunge il massimo dopo 2-4 giorni. Per una maggiore efficacia dei prodotti è utile, prima di usare lo spray, il drenaggio delle secrezioni che ristagnano nelle fosse nasali.

L’ampio ventaglio di prodotti a disposizione può garantire una buona qualità di vita nonostante i fastidiosi pollini a condizione che vengano usati correttamente e con un’importante avvertenza: usare con molta prudenza e solo occasionalmente i prodotti spray a base di vasocostrittori che danno un immediato e temporaneo sollievo, ma se utilizzati cronicamente provocano una sorta di “dipendenza”. Infatti al termine dell’effetto il naso risulta ancor più “tappato” ed obbliga ad incrementare la quantità e la frequenza degli spruzzi, fino ad indurre una vera e propria “assuefazione”.