STRESS, ADATTAMENTO E DISTURBI PSICHICI

Fino a qualche anno fa il termine disadattamento era sinonimo di esclusione e incapacità, cioè quasi un insulto. In realtà dal punto di vista etimologico esso stà semplicemente ad indicare un disturbo, un’alterazione (dis) dell’adattamento. L’adattamento è un fenomeno generale, tipico degli esseri viventi e delle dinamiche evolutive. Ogni giorno l’organismo umano è sottoposto ad un numero considerevole di stimoli provenienti dal mondo esterno e da quello interiore. La stragrande maggioranza di essi sono noti, cioè già sperimentati in passato. Un numero più limitato invece costituisce una novità e richiede una risposta adattativa (attiva o passiva) del nostro organismo, sia dal punto di vista fisico sia da quello cognitivo ed emotivo.

Quando gli stimoli nuovi superano una certa soglia, cioè hanno una particolare “forza”, vengono definiti stress ed innescano meccanismi fisiologici e psicologici di risposta (difesa o adattamento) che coinvolgono le ghiandole endocrine (l’asse ipotalamo-ipofisi), il sistema nervoso (la risposta neurovegetativa), quello immunitario e le sfere cognitiva, comportamentale ed emotiva.

DSM IV E STRESS

L’esempio classico di stress è rappresentato dall’esperienza traumatica improvvisa e incontrollabile che mette a repentaglio la stessa vita (incidente, evento naturale, episodi di violenza, gravi lesioni corporee, tortura etc) e che comporta risposte immediate – dall’amnesia o una sensazione di distacco con assenza di emozioni – e\o sintomi che possono persistere per settimane dopo il fatto (ansia, insonnia, irrequietezza, stato di allarme, incubi etc..).

Nel DSM IV sono compresi due quadri clinici correlati alle situazioni di stress: il Disturbo Post-traumatico e quello Acuto da stress che si differenziano per la durata dei sintomi (almeno un mese o più, nel primo caso, e 2-4 nel secondo) per l’intensità (la persona rivive in modo persistente l’evento ed evita ogni stimolo che può essere associato al trauma nel disturbo Post-traumatico). Ovviamente la risposta agli eventi acuti stressanti è variabile da soggetto a soggetto, in relazione alla personalità, all’età, alla compresenza di altri disturbi psichici o fisici etc. In circa la metà dei pazienti la remissione completa si verifica in tre mesi.

DSM IV E DISTURBO DELL’ADATTAMENTO

Nel DSM-IV troviamo il termine stress esclusivamente associato ad eventi acuti traumatici. Esiste però un altro grosso capitolo descrittivo in cui un disturbo psichico è collegato a situazioni perturbanti anche se di minore entità, legate alla vita del soggetto. Si tratta del Disturbo dell’Adattamento in cui la sintomatologia riferita dal paziente (ansia, umore depresso o una commistione dei due sintomi e di alterazioni della condotta) si verifica in risposta ad uno o più fattori stressanti identificabili (stressor), che si manifestano entro tre mesi dall’esordio dei fatti. In entrambe le forme si ha una significativa disabilità sociale o lavorativa e i sintomi del disagio sono in qualche maniera sproporzionati e imprevedibili in base all’evento scatenante.

Il disturbo è associato a cambiamenti temporanei delle relazioni sociali, ad un aumentato rischio di tentativi di suicidio e non va oltre i 6 mesi dalla cessazione del fattore stressante. Possono costituire una fonte di stress tutti i fattori psico-sociali della vita dell’individuo: nuovo impiego, licenziamento, disoccupazione, trasferimento, gravidanza, problemi scolastici, grave malattia, insuccessi, separazioni, divorzio, servizio militare, cambiamento di residenza, negli affari o nella situazione finanziaria, morte del coniuge o di un parente stretto, pensionamento etc. Tutti i cambiamenti della vita richiedono un periodo più o meno lungo e sofferto di adattamento.

La risposta funzionale o disfunzionale (per l’appunto il disturbo dell’adattamento) varia da soggetto a soggetto in relazione al cumulo degli stressor, all’età, al particolare momento in cui si sviluppano e al contesto socio-familiare, alla vulnerabilità e alla resistenza individuale, alla personalità e alla compresenza di altri disturbi psichici etc. Tra gli eventi stressanti più importanti troviamo le malattie fisiche gravi del soggetto o di un familiare. Va sottolineato infine che non si può vivere senza stress e che uno stressor può anche costituire una occasione di apprendimento o comportare, per alcuni, effetti benefici (eustress).

DSM IV E PROBLEMI SOCIALI

Se a proposito degli eventi traumatici o delle reazioni disfunzionali agli stressor nel DSM-IV si usa al termine disturbo (traduzione italiana di disorder) non accade la stessa cosa per le situazioni “minori” di disagio socio-relazionale connotate come problemi. Il capitolo 5 infatti tratta dei Problemi Psicosociali/Ambientali che “sono oggetto di attenzione clinica ma che non sono considerati dei disturbi mentali veri e propri”, anche se è possibile che un disturbo psichiatrico si intrecci con il problema psicosociale (per esempio un problema relazionale di coppia correlato ad una fobia specifica di un partner).

L’elenco è ampio e comprende 6 grossi capitoli:

-fattori psicologici e comportamentali che influenzano la cura sanitaria (cure mediche e non collaborazione al trattamento);

-problemi relazionali familiari (relazione tra partner, genitore bambino, tra fratelli etc..);

-maltrattamento o abbandono (maltrattamento fisico o abuso sessuale del bambino e dell’adulto);

-problemi correlati a ruoli personali (di identità, lavorativi, relativi ad una fase della vita etcc..);

–     ”       sociali (abitativo, economico, criminalità etc..);

–     ”         vari (lutto, comportamento antisociale del bambino o dell’adulto, difficoltà scolastiche, simulazione etc..)

In realtà una buona parte dei problemi Psicosociali\ambientali costituiscono altrettante condizioni stressanti. Basti pensare alla checklist messa a punto dagli psicologi sociali per valutare le situazioni stressanti che richiedono un cambiamento ed un adattamento: ai primi posti troviamo la morte del coniuge, il divorzio e la separazione, il carcere, la morte di un familiare e la malattia. Di fronte a tali eventi vengono messi in atto una serie di reazioni, sia comportamentali sia cognitive, per far fronte alle esigenze esterne ed interne che gli stressor portano con se: tali comportamenti rientrano nelle cosiddette strategie di coping, finalizzate a minimizzare le conseguenze dannose dell’evento stressante e a gestire gli aspetti emozionali ad esso correlati. La ricerca ha identificato numerose trategie di coping che vanno dal prendere le distanze alla mobilitazione dell’autocontrollo, dalla ricerca di sostegno sociale alla fuga-evitamento etc..

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