Altitudine, consigli per l’alta montagna

Le immagini di aeroporti affollati da viaggiatori sono ormai consuete in queste settimane di “esodo” estivo. Il turismo di massa è una realtà ormai consolidata nei paesi occidentali e le mete prescelte, dopo lunghi mesi di lavoro, per un periodo di riposo o di svago sono sempre più esotiche e lontane dalle nostre latitudini. Così il turista può incappare in alcuni problemi di salute legati, per esempio, all’altitudine. Due sono le situazioni che possono arrecare un momentaneo squilibrio ad un organo o all’intero organismo: il soggiorno in altura e il viaggio aereo.

Partiamo dal mal di montagna, espressione abituale che indica la malattia da alta quota. I disturbi si manifestano allorché un soggetto, risiedente abitualmente ad altitudini basse, supera i 2000 metri di dislivello in meno di 1-2 giorni; in genere la malattia si sviluppa in 6-24 ore dall’arrivo in quota e dura 4-8 giorni. Si va da una sintomatologia sfumata (cefalea, affaticamento intenso, nausea e vomito, palpitazioni, vertigini, affanno respiratorio, mancanza di appetito, disturbi del sonno e difficoltà di concentrazione) a situazioni anche gravi (edema polmonare o cerebrale da altissima quota, cioè oltre i 3500 metri) per fortuna abbastanza rare. La malattia è dovuta alla diminuzione della pressione di ossigeno nel sangue, conseguente alla bassa pressione atmosferica, e all’accumulo di liquidi in eccesso in vari organi o tessuti. I sintomi sono espressione dell’adattamento dell’organismo alle particolari condizioni ambientali presenti ad alta quota, ed è caratteristico il fatto che si intensifichino tra il secondo e il terzo giorno. Bisogna ricordare che il periodo di acclimatamento varia da individuo a individuo. I fattori predisponenti per la malattia d’alta quota sono: giovane età, precedenti episodi di malessere o malattie polmonari, rapidità dell’ascensione, sforzi fisici, uso di alcuni farmaci e di alcool. La prevenzione del mal di montagna acuto è semplice: basta evitare di superare dislivelli di 2000 metri o più in poco tempo, fermandosi brevemente a quote più basse (la media di ascesa giornaliera dovrebbe essere inferiore ai 500 metri). Analogamente il principale provvedimento terapeutico in caso di sintomi gravi è la discesa immediata di almeno 1000-1500 metri, associata alla somministrazione di ossigeno. Se proprio non è possibile fare qualche tappa intermedia, prima di raggiungere la meta finale più elevata, o scendere a quote più basse in caso di sintomatologia fastidiosa, si possono assumere alcuni farmaci che attenuano i disturbi: analgesici leggeri per il mal di testa, antinausea, cortisonici come il desametazone per i sintomi neurologici, diuretici come l’acetazolamide o la furosemide per l’affanno e l’edema (il primo può funzionare anche come preventivo) e da ultimo il trattamento iperbarico nei casi gravi. Attenzione infine all’uso in quota di sedativi, sonniferi ed alcoolici.

Analogamente al mal di montagna, anche i disturbi connessi ai viaggi aerei dipendono dalle variazioni di pressione a cui è sottoposto l’organismo durante il volo e, in misura minore, alla bassa pressione di ossigeno nel sangue dovuta all’espansione dei gas alle grandi altitudini. E’ capitato a tutti durante un viaggio in automobile di provare quella fastidiosa sensazione di “orecchio tappato” durante i tragitti che comportano elevati dislivelli in pochi chilometri. E’ quello che accade anche sull’aereo durante la fase di decollo o in quella di discesa, ovviamente in tempi molto più rapidi (la velocità media di ascesa dell’aereo, meglio tollerata, è attorno ai 150 metri al minuto). Per compensare le variazioni di pressione sull’orecchio che sono all’origine del disturbo, più intenso e frequente nei bambini, basta sbadigliare o effettuare una semplice manovra che consiste nell’espirare l’aria dai polmoni, tappandosi il naso e a bocca chiusa. Per i più piccoli, di solito è efficace il succhiotto di gomma, mentre gli adulti possono ricorrere alla gomma da masticare. A parte questi piccoli disturbi, che possono tuttavia aggravare otiti, sinusiti o labirintiti in fase acuta tanto da costituire una controindicazione al viaggio stesso, il volo in genere non crea grossi problemi alle persone sane. Diverso è il discorso per i malati, in particolare quelli di cuore, di polmoni e gli anemici gravi che possono soffrire per la bassa pressione dell’ossigeno. E’ decisamente sconsigliato il viaggio aereo nelle seguenti condizioni fisiche: recente infarto miocardico o ictus cerebrale, scompenso cardiaco, grave ipertensione arteriosa, frequenti crisi di angina pectoris, grave insufficienza respiratoria o stato di male asmatico, ulcera duodenale o colite in fase acuta, gravidanza all’ottavo-nono mese e bambini in età neonatale. Un caso a parte è rappresentato dai disturbi mentali: è bene che i pazienti psicotici siano accompagnati da persone in grado di fronteggiare situazioni di crisi, somministrando eventualmente gli psicofarmaci idonei.

Dott. Giuseppe Belleri- Società Italiana di Medicina Generale

 

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