Aerofagia, un problema imbarazzante

Tanto è essenziale l’aria per la respirazione, al fine di apportare l’ossigeno indispensabile alla vita, tanto possono essere fastidiosi i gas che si accumulano nel tubo digerente. La presenza di aria in eccesso nello stomaco o nell’intestino viene definita meteorismo. Nonostante la frequenza dei disturbi ad esso correlati il meteorismo tende ad essere sottovalutato o trattato con un misto di disprezzo ed ironia. Occorre precisare che la presenza nel tubo digerente di una certa quantità di gas è normale. Tra i composti che formano il meteorismo troviamo azoto, ossigeno, anidride carbonica, idrogeno e metano; solo i primi due però vengono ingeriti mentre gli altri si formano all’interno dell’intestino, perlopiù nel colon. Un eccesso di aria nel tubo digerente provoca gonfiore e senso di disagio addominale mentre l’organismo dispone di tre modi per risolvere il problema: il passaggio di gas nel sangue e, soprattutto, l’espulsione attraverso la bocca o l’ano. Questi ultimi due meccanismi sono anche all’origine dei sintomi lamentati dai pazienti meteorici, vale a dire eccessive eruttazione e abbondante flatulenza. Il meteorismo riconosce come causa principale l’ingestione di aria durante l’alimentazione, in particolare con la deglutizione (aerofagia, che significa letteralmente mangiare aria). Essa può essere favorita da alcune condizioni: cibi ricchi d’aria come mele o soufflé, mangiare in fretta senza masticare oppure parlando, aspirare sigarette o la pipa, bere bibite gasate o attraverso una cannuccia, succhiare liquidi o masticare chewing-gum. Il gas si accumula nello stomaco dove viene a costituire la cosiddetta bolla gastrica che distende la parete ed è all’origine del caratteristico senso di gonfiore postprandiale. Mediante l’eruttazione l’aria viene espulsa, con sollievo per il paziente; se questi invece si sdraia essa può prendere la via del duodeno e da qui percorrere tutto l’intestino. Entro certi limiti l’eruttazione dopo il pasto, specie se abbondante, è normale. Tuttavia è opportuno un approfondimento diagnostico qualora si presenti in forma cronica e particolarmente abbondante o quando è associata ad altri disturbi come bruciori di stomaco, digestione lenta, rigurgito acido, dolore addominale.

L’aria si accumula anche nei segmenti più elevati del colon, detti flessura epatica o splenica (cioè sotto il fegato e la milza), dove ai gas deglutiti si aggiungono i prodotti della fermentazione batterica dei residui alimentari. Queste vere e proprie bolle possono provocare distensione dell’addome e dolore, solitamente alleviato dalla fuoriuscita del gas dal colon o flatulenza, che si associa spesso a rumori intestinali detti borborigmi. A dire il vero il dolore non è tanto legato alla quantità di aria presente nell’intestino ma ad una esagerata risposta dolorosa della parete dei visceri alla distensione, per un’alterazione della motilità.

Se l’eliminazione “dall’alto” dell’aria, con opportuna discrezione, è socialmente abbastanza tollerata (se non addirittura apprezzata, come avviene nei paesi arabi dove è considerata un segno di gradimento dei pasto) non si può dire la stessa cosa dell’espulsione “dal basso” dei gas intestinali. All’origine della disapprovazione sociale vi è probabilmente una legge della Roma dei Cesari che vietava formalmente tale abitudine nelle pubbliche piazze.

Vi è però almeno una situazione in cui i peti vengono accolti con benevolenza o addirittura sollecitati: quando i lattanti, abituati ad ingurgitare molta aria con la suzione, soffrono e strillano per una colica gassosa allarmando i genitori inesperti. Le lezioni di buone maniere convinceranno ben presto i più grandicelli ad evitare certe “brutte figure”, magari a prezzo di fastidiosi dolori addominali per l’innaturale abitudine a trattenere forzatamente l’aria nell’intestino. Non è raro osservare anche nell’adulto situazioni simili, che possono diventare vere e proprie “ossessioni” per chi svolge un’attività a contatto con il pubblico.

Anche la flatulenza può essere una condizione normale in quanto legata ad abitudini come l’ingestione di bevande addizionate di anidride carbonica, diete ricche di alimenti montati, legumi, cavoli o cavolfiori, cipolle, mele crude, dolciumi e farinacei integrali. In rari casi – cioè quando è irrefrenabile o di recente insorgenza – può essere opportuno verificare se esistano difetti di digestione o di assorbimento dei cibi, come deficit di lattasi, riduzione della funzione pancreatica o infezioni parassitarie. Nonostante il fatto che la chiusura dell’alvo ai gas sia un sintomo ben più significativo della flatulenza, è opportuno prescrivere accertamenti radiologici o endoscopici quando quest’ultima si associa dolore addominale, stitichezza o diarrea, sanguinamento occulto o calo di peso. La terapia di questi disturbi comporta prima di tutto la modificazione delle abitudini comportamentali e dietetiche già descritte mentre possono alleviare i sintomi i farmaci che agiscono sulla motilità intestinale (antispstici o procinetici) o quelli che facilitano la dispersione dell’aria come il carbone vegetale, il simeticone o gli antiacidi.

Dott. Giuseppe Belleri- Società Italiana di Medicina Generale

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