Celiachia, sintomi e diagnosi

Fino a vent’anni anni fa era una malattia praticamente sconosciuta; o meglio era ben nota nel bambino mentre quella dell’adulto era semplicemente ritenuta la “prosecuzione” della forma infantile. Da un decennio a questa parte, invece, attorno alla celiachia si susseguono le sorprese. La malattia, detta anche morbo celiaco (dal greco Koilia o ventre), è dovuta ad una intolleranza dell’organismo verso il glutine o gliadina, vale a dire una sorta di allergia intestinale scatenata dalla componente proteica di alcuni cereali come frumento, segale, avena ed orzo. Molti lettori ricorderanno la pubblicità degli anni Sessanta che esaltava le virtù nutritive della pasta “glutinata” per bambini. Ebbene oggi si scoprono invece i guai che può provocare questa proteina vegetale, non solo a livello della mucosa intestinale, dove si verifica il contatto tra glutine ed organismo, ma anche a carico di tutto il corpo. Accanto ai sintomi caratteristici della malattia infantile (diarrea, calo di peso e scarso accrescimento, deficit di vitamine, ferro, calcio etc.) si è scoperto che altri sintomi non specifici e, fino a pochi anni fa, inspiegabili (vaghi disturbi digestivi, anemie da carenza di ferro che non guariscono mai, frequenti afte in bocca, astenia, lieve aumento degli enzimi epatici etc…) possono talvolta essere dovuti proprio alla celiachia; inoltre il morbo celiaco si può associare ad altre condizioni come diabete giovanile (insulinodipendente), malattie della tiroide, dermatite erpetiforme, sindrome di Sjogren, intolleranza al lattosio, particolari e rare forme di cirrosi e di nefrite etc.. La svolta nella diagnosi si è verificata nella seconda metà degli anni Ottanta, allorché furono introdotti alcuni esami del sangue che documentano la reazione immunitaria contro il glutine: anticorpi anti-gliadina, detti in gergo AGA, anti-endomisio o EMA e anti-reticolina o ARA. Prima di allora la celiachia veniva sospettata nei bambini, in presenza dei sintomi eclatanti già ricordati, e per arrivare alla diagnosi era necessario eseguire due esami un po’ fastidiosi: il test allo Xilosio (uno zucchero che nei celiaci non viene assorbito dall’intestino) e la biopsia digiunale. Oggi grazie al semplice dosaggio degli anticorpi, dopo un banale prelievo di sangue, il primo test è stato quasi soppiantato; resta invece fondamentale per una diagnosi di certezza l’esame al microscopio di frammenti dell’intestino tenue, prelevati durante un accertamento endoscopico, o gastroduodenoscopia, che documenta le tipiche alterazioni istologiche (villi intestinali appiattiti, presenza di globuli bianchi nella mucosa etc..). In pratica la reazione scatenata dal glutine mette fuori uso l’intestino e quindi l’organismo non assorbe più alcune sostanze fondamentali, come calcio, ferro e vitamine. Questa è la base dei sintomi più spesso lamentati dagli adulti: perdita di appetito e disturbi digestivi inspiegati, stanchezza, diarrea, gonfiore e dolori addominali ricorrenti, anemia persistente, deficit vitaminici e di calcio delle ossa (osteoporosi). Attenzione però alle semplificazioni e alle generalizzazioni: non è affatto detto che chi accusa uno di questi diffusissimi disturbi sia per forza o sicuramente affetto da celiachia! E soprattutto, ha scarso significato fare una dieta di prova, per vedere se vi è un miglioramento, senza seguire l’iter diagnostico corretto.

Sempre grazie al dosaggio degli anticorpi anti-gliadina, sono stati scoperti tanti giovani e adulti portatori della malattia, con scarsissimi sintomi o addirittura asintomatici, tant’è che ormai si ritiene che vi sia un celiaco ogni 200 persone. Abbiamo visto che il meccanismo alla base dei sintomi e’ una reazione immunitaria, simile ad un’allergia, contro il glutine sulla base di una predisposizione genetica. Di conseguenza la cura consiste nell’eliminazione sistematica dalla dieta, e per tutta la vita, degli alimenti a base di cereali glutinati: quindi niente pane, pasta, pizza, grissini, biscotti, dolci, fette biscottate etc., a meno che questi stessi alimenti siano preparati con farine senza glutine (per esempio pane o biscotti a base di fecola di patate e\o maizena). Sono invece consentiti i cibi non contenenti cereali come carne, pesce, frutta e verdura fresche, uova, latte e derivati, polenta, patate, mais, riso, legumi etc. In teoria sembrerebbe tutto chiaro e abbastanza semplice, tuttavia si sa che “tra il dire e il fare….”. Ad esempio si trovano in commercio prodotti industriali contenenti piccolissime quantità di glutine (attenzione agli ingredienti del tipo addensanti, emulsionanti, stabilizzanti, malto, farine, semole o amidi di grano, frumento ed orzo) per cui il celiaco deve abituarsi a scrutare con l’occhio del detective le etichette, onde evitare sgradite sorprese. Le restrizioni dietetiche sono particolarmente sgradite a bambini e adolescenti, che possono così sentirsi “diversi” e magari involontariamente emarginati a causa della loro condizione. Se in casa i problemi legati alla dieta si possono risolvere più o meno agevolmente, ben più arduo è, per il malato, frequentare ristoranti, pizzerie, mense etc.. Per fortuna anche in questo settore qualcosa si muove, grazie alla sensibilità di alcuni gestori di locali pubblici. Da segnalare infine il buon livello di assistenza fornito ai celiaci bresciani dal centro provinciale di riferimento, diretto dal Dott. Alberto Lanzini della I Medicina dell’ospedale Civile di Brescia, e la presenza di un’attiva associazione dei malati (Signora Rovetta, tel. 0302000436, sito web dell’Associazione Italiana Celiachia http://www.cibernet.it/AIC/celiaci.htm)

Dott. Giuseppe Belleri- Società Italiana di Medicina Generale

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