Come interpretare gli esami di laboratorio

Una delle più frequenti richieste rivolte dal paziente, che non lamenta alcun disturbo, al proprio medico è la prescrizione di una ricetta per poter fare “tutte le analisi del sangue”. Il dizionario degli esami di laboratorio, di abituale consultazione, comprende più di trecento voci e sconsiglia di prendere alla lettera il desiderio dell’assistito. Egli probabilmente ignora che dovrebbe sottoporsi al prelievo di una buona parte della massa sanguigna per poter effettuare una simile quantità di test! Senza contare l’impegno di risorse umane, economiche e strumentali che ciò comporterebbe. Occorre inoltre sottolineare che gli esami del sangue non si possono mettere tutti sullo stesso piano. Un centinaio circa infatti sono considerati “di primo livello” (cioè di prescrizione corrente in sede extra-ospedaliera); grazie ad essi il medico di famiglia può risolvere buona parte dei problemi diagnostici quotidiani. Ve ne sono poi altri, in un numero superiore al doppio, che sono eseguiti in casi selezionati, quando cioè si sospettano malattie rare o di complessa individuazione, e solo da laboratori particolarmente attrezzati.

E’ quindi assurdo e irragionevole sottoporre la persona sana a “tutti” gli esami; nondimeno dobbiamo interrogarci sul significato di un simile bisogno del paziente. Forse dietro di esso si nasconde una preoccupazione eccessiva per il proprio stato di salute presente e futuro, il timore di contrarre una o l’altra malattia, in certi casi vere e proprie “patofobie”, vale a dire paure irrazionali di ogni sorta di malattie. Se queste motivazioni spingono il paziente a frequentare l’ambulatorio, evidentemente egli desidera che si faccia “di tutto”, che nulla sia trascurato, per scongiurare il rischio più o meno concreto di ammalarsi e di soffrire, anticipando quanto più possibile la diagnosi. A volte si ha l’impressione che si cerchi nei test di laboratorio una sorta di “esorcismo tecnologico” contro le malattie, tale da preservare la salute da ogni aggressore.

Una prestazione simile rientra nella sfera delle preveggenza magica e, purtroppo, non può essere soddisfatta dalla scienza medica nè eseguendo il più alto numero di analisi, e neppure ricorrendo alle più sofisticate tecniche diagnostiche come tac, ecografia, risonanza magnetica etc. Che cosà ci possiamo perciò aspettare, ragionevolmente, dagli esami del sangue? Quali informazioni essi ci possono fornire sul nostro stato di salute e quando è corretto prescriverli? Non molto di più, purtroppo, rispetto alle nostre sensazioni e a quel vissuto corporeo che è spesso la spia più attendibile che qualche cosa non va. Ma vediamo schematicamente come essi possono essere distinti in base alle loro caratteristiche.

1)In genere le analisi del sangue ci informano sull’efficienza di un organo, se cioè esso è in buone condizioni funzionali o se, al contrario, versa in uno stato di insufficienza o di “eccessiva” attività. Ad esempio le malattie della tiroide sono distinte in due grossi capitoli: quelle che comportano una riduzione degli ormoni tiroidei (ipo-tiroidismo) e, all’opposto, quelle che ne aumentano la produzione (iper-tiroidismo).

Solitamente le affezioni che compromettono gravemente la funzionalità di un organo danno sintomi ben evidenti e precoci, sia riferiti dal paziente sia rilevati alla visita medica. Tipico è l’esempio del diabete mellito, dovuto al cattivo funzionamento del pancreas e svelato dall’aumento del glucosio nel sangue (glicemia), anche se a volte, nelle persone obese, esso non da alcun disturbo; dovrà perciò essere sospettato proprio per l’eccesso del peso o per la presenza tra i familiari di altre persone che ne sono affette.

2)Alcuni esami del sangue invece ci permettono di stabilire se un soggetto è portatore di fattori di rischio, ad esempio per le malattie del cuore e delle arterie; si tratta del temuto colesterolo e dei trigliceridi, entrambi appartenenti alla famiglia dei lipidi o grassi. Attenzione però a non confondere la condizione di “rischio” con una malattia, e non pensare che il colesterolo sia la “causa” unica delle malattie vascolari. Equivoci sulla corretta interpretazione dei fattori di rischio sono di riscontro frequente e contribuiscono ad accentuare più del dovuto la legittima preoccupazione per la salute, finendo per trasformare una persona sana in un “malato di laboratorio”.

Si osservano anche situazioni opposte: un buon tasso di colesterolo per qualcuno può diventare l’alibi per mantenere abitudini alimentari scorrette o un eccesso di peso!

3)Alcuni parametri di laboratorio possono svelare carenze alimentari, vitaminiche o di minerali, essenziali per il buon funzionamento del nostro organismo, come ad esempio il ferro, causa di anemia nella donna in età fertile, in gravidanza e nell’adolescenza.

4)Ne esistono infine altri, assai numerosi, che sono un indice di attivazione del sistema immunitario e vengono prescritti di fronte a sintomi di infezioni ( la ricerca di anticorpi specifici) o di malattie a carattere immunologico (i cosiddetti auto-anticorpi).

C’è poi un equivoco in cui è bene non cadere: vale a dire pensare che l’innalzamento di uno degli esami ematici che incrementano, per esempio, il rischio vascolare possa spiegare o essere la causa di vaghe sensazioni di malessere, di stanchezza o di altri sintomi riferiti dal paziente come capogiri, fischi alle orecchie, cefalea etc.. In realtà l’innalzamento del colesterolo di per se non è responsabile di alcun sintomo specifico, ma contribuisce, assieme ad altri fattori, e solo nell’arco di svariati anni, alla formazione delle placche di aterosclerosi, sulla parete dell’arteria; esse si, attraverso la riduzione della quantità di sangue che arriva agli organi, sono la causa dei sintomi e delle malattie più diffuse nel nostro secolo.

Ben diverso è il caso della persona sintomatica, che cioè lamenta disturbi a carico di un organo o dell’intero organismo. Gli esami saranno prescritti per verificare quale malattia, sospettata dal medico, sia responsabile della sintomatologia. Questo argomento, cioè l’interpretazione delle analisi nella persona malata, verrà affrontato in un successivo articolo.

Giuseppe Belleri

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