CONSIGLI PER L’INFLUENZA

Come ogni anno, con il declinare dell’inverno, l’epidemia influenzale va lentamente esaurendo. Iniziata alla vigilia delle festività natalizie ha impegnato, in due ondate, per più di due mesi i servizi sanitari della penisola. Non sono mancate le polemiche che hanno alimentato servizi televisivi dai toni scontatamente allarmati. Rispetto agli anni passati si sono registrate effettivamente puntate febbrili un po’ più elevate e un decorso della malattia, per qualche paziente, più lungo degli abituali 3-4 giorni (talvolta seguiti da tosse secca o stanchezza persistenti). Come spesso accade, le forme più impegnative si sono registrate all’inizio dell’epidemia. Questo dato ha fatto ipotizzare, da parte di alcuni osservatori giornalistici, una colpevole sottovalutazione dell’epidemia ad opera dei responsabili sanitari pubblici. In realtà nessun esperto può prevedere, con assoluta precisione e con buona pace dei critici, né l’inizio dell’epidemia né l’entità della stessa. Sono state registrate anche le consuete “ricadute”, per la presenza di due distinti virus; alcuni cittadini infatti, dopo aver trascorso il Natale a letto, hanno dovuto rassegnarsi ad un secondo periodo di riposo, nel mese di febbraio, a causa di un nuovo contagio. Come ogni anno, i medici di famiglia sono stati testimoni dello stupore dei loro assistiti per le manifestazioni della malattia. Frasi del tipo “dottore, quest’anno l’australiana (la cinese, nell’inverno scorso) è proprio brutta!” sono risuonate puntualmente al termine della visita. Esercito questa professione ormai da vent’anni e non c’è stato inverno che non portasse un’influenza più “impegnativa” (agli occhi dei pazienti) rispetto alla stagione precedente. Queste valutazioni sono il frutto di una diffuso equivoco, rafforzato dalle informazioni troppo semplificate spesso fornite dai medici. Il cittadino infatti etichetta come influenza qualsiasi infezione virale delle prime vie respiratorie che interessa il naso (il banale raffreddore) o gli altri organi (faringe, laringe o trachea), dimenticando che tra queste affezioni e l’influenza vera e propria esistono differenze sostanziali, prima fra tutte l’interessamento dell’intero organismo (stanchezza, dolori diffusi, inappetenza etc..). In realtà i virus respiratori sono numerosi e presenti in buona parte dell’anno, ma responsabili di sintomi assai più blandi rispetto al virus australiano; quindi il cittadino, sentendo parlare dell’arrivo dell’epidemia, si aspetta il solito banale raffreddore, salvo poi stupirsi per un imprevisto protrarsi della febbre o per una tosse particolarmente fastidiosa.

Nonostante l’allarmismo dei Media, negli ospedali non si è ripetuto il fenomeno del “tutto esaurito”, verificatosi l’anno scorso, con l’eccezione di alcune grandi aree metropolitane; le complicanze non appaiono troppo frequenti nè particolarmente difficili da curare. L’infezione per fortuna, nella stragrande maggioranza dei casi, si cura a casa; guai se un influenzato finisse in ospedale, senza una reale necessità. Rischierebbe così di contagiare altri ricoverati portatori di malattie ben più impegnative, con conseguenze spesso gravi. Si può affermare che il medico di famiglia è, in un certo senso, lo “specialista” dell’influenza in quanto, con il passare degli anni, egli accumula un’esperienza sul decorso e la sorveglianza della malattia che non ha uguali. Tanto è vero che è stata organizzata, su iniziativa dell’Istituto di Igiene dell’Università di Genova, una rete di cosiddetti medici sentinella – una cinquantina di medici di famiglia sparsi nella regione – che hanno il compito di compilare una scheda per ogni malato e inviarla agli epidemiologi per 16 settimane. L’iniziativa ha vari obiettivi: rilevare l’incidenza del virus, seguire l’andamento dell’epidemia, anche in termini di ricoveri, e verificare l’efficacia del vaccino. Il prof. Crovari di Genova, promotore dello studio, ha prospettato l’ipotesi di estendere l’iniziativa a tutto il Nord Italia, dove peraltro è già in corso un’esperienza per certi versi analoga. Numerosi influenzati lombardi infatti, in queste settimane, sono stati “intervistati” dal proprio medico sui sintomi da loro accusati, per uno studio epidemiologico sull’incidenza e gli effetti della sindrome influenzale (sintomi, uso di farmaci, numero di giornate di lavoro o di scuola perse, complicazioni e così via). I dati verranno elaborati dopo il 15 marzo e forniranno una fotografia dell’epidemia di quest’anno, al fine di migliorare la prevenzione e la cura (sono previsti, infatti, nuovi farmaci antivirali per il prossimo inverno) di questo fastidioso malanno di stagione.

Dott. Giuseppe Belleri- Società Italiana di Medicina Generale.

 

 

 

 

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