Genetica e tumori

Non passa giorno che la stampa non rechi notizia di nuovi progressi in campo genetico. Un numero crescente di studiosi infatti sono impegnati in questo settore della ricerca biomedica che promette interessanti sviluppi per la salute. Le strade seguite dai ricercatori sono due. Da un lato ha preso il via, nel 1991, il “progetto genoma umano” che ha l’ambizioso obiettivo di decifrare la sequenza completa del DNA, vale a dire il materiale che costituisce i centomila geni umani. Questi ultimi sono localizzati all’interno dei ventitre cromosomi; ogni gene è composto da una lunga sequenza di quattro diverse basi nucleotidiche (A, C, G e T che stanno per adenina, citosina, guanina e timina). Il compito dei ricercatori consiste proprio nell’individuare la successione esatta di questa sorta di “mattoni” che formano la caratteristica struttura a doppia elica del DNA. E’ un lavoro lungo e meticoloso che occupa migliaia di persone sparse in tutto il mondo. Per dare un’idea dell’impresa bastano alcune cifre: investimenti per tre miliardi di dollari, 15 anni di lavoro; la trascrizione su carta della sequenza completa dei 3000 milioni di basi riempirebbe 1000000 di pagine; finora sono stati individuati 16000 geni dei quali si conosce interamente solo un terzo, vale a dire l’1% del genoma.

Il secondo filone di studi si propone di localizzare sul cromosoma il gene responsabile di una determinata malattia. Vengono cioè individuate, grazie a tecniche complesse, quelle modificazioni della struttura del DNA – una sorta di errori genetici – che si suppone siano la causa dell’insorgenza delle alterazioni patologiche. E’ la parte più promettente della ricerca, che ha suscitato grandi speranze nei medici e nei pazienti affetti da malattie resistenti alle comuni terapie, come molti tipi di tumore. Forse in futuro queste forme potranno essere sottoposte alla cosiddetta terapia genica; la speranza è che divenga possibile inserire nelle cellule tumorali un nuovo gene in sostituzione di quello “alterato”. Il primo passo da compiere però è l’individuazione dell’imperfezione genetica responsabile, per esempio, dell’inarrestabile moltiplicazione delle cellule tumorali. In seguito potrebbero essere individuati, mediante appositi test, i portatori sani del gene “difettoso” che sono quindi dei potenziali malati. Finora sono state scoperte le mutazioni della sequenza del DNA presenti in rare malattie come la fibrosi cistica, certe distrofie muscolari, il retinoblastoma, la sindrome dell’X fragile, la corea di Huntington, il morbo di Wilson etc..Prima però di iniziare qualsiasi pratica preventiva occorre la certezza che un certo fattore sia la causa di una determinata malattia. Ad esempio in campo infettivologico la preparazione di un vaccino, per eventuali campagne di vaccinazione di massa, è preceduta dall’isolamento del microorganismo negli organi di persone ammalate e dagli esperimenti che dimostrano il suo effettivo ruolo patogeno. E’ l’obiettivo che si sono posti i ricercatori americani dopo che nel 1994 furono individuate, sul cromosoma 17 di alcune pazienti affette da tumori ad andamento familiare, due mutazioni su altrettanti geni – detti BRCA1 e BRCA2 – che sembravano positivamente correlate con lo sviluppo di carcinomi della mammella in età precoce. Nel tentativo di confermare tale sospetto gli studiosi hanno ricercato la presenza del gene alterato BRCA1 in oltre 250 donne già colpite dallo stesso tumore. I risultati dello studio sono stati recentemente pubblicati dall’autorevole rivista americana New England Journal of Medicine.

Gli epidemiologi prevedevano, sulla base degli esiti delle prime ricerche, che il 45% delle 250 donne già operate dovesse risultare portatore della mutazione del gene BRCA1: in realtà, è stata riscontrata una percentuale assai inferiore – cioè il 16% – che si dimezza se vengono escluse le pazienti con storia associata di tumore ovarico. Questi risultati hanno destato una certa sorpresa perché, proprio a partire dalla scoperta di una correlazione tra BRCA1 e insorgenza precoce di tumori, era stata prospettata la possibilità di effettuare interventi chirurgici preventivi di mastectomia (asportazione della mammella) o di ovariectomia (asportazione delle ovaie). Il fatto che più dell’80% delle pazienti affette da tumore alla mammella si siano rivelate non-portatrici del gene “difettoso” rende di scarsa utilità lo screening di massa, in quanto un risultato negativo del test potrebbe dare alla donna una falsa sicurezza, mentre una positività potrebbe portare a decisioni troppo drastiche. I risultati di questi studi sembrano scoraggiare la chirurgia preventiva, che può forse essere indicata solo in casi selezionati. In conclusione sembrerebbe ridimensionato il ruolo dei geni BRCA1 e BRCA2 come unici responsabili dello sviluppo di alcune forme di tumore mammario; appare invece fondata l’ipotesi che altri fattori (genetici, ambientali, ormonali e dietetici) concorrano nell’ influenzare l’espressione di una determinata mutazione genetica.

Dott. Giuseppe Belleri-Società Italiana di Medicina Generale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...