Informazioni sulla salute, maneggiare con cura!

Quasi ogni giorno durante una consultazione per problemi di salute di una certa rilevanza, che comportano sequenze di esami o di consulenze specialistiche e decisioni problematiche, il paziente esterna un senso di disorientamento ed incertezza, con espressioni del tipo “non ci capisco più niente!”. Eppure mai come ora l’informazione sui temi della medicina e della salute è stata cosi apmia, diffusa e quasi onnipresente sui mass media: chi infatti non possiede almeno una enciclopedia medica o non segue, come mel nostro caso, le rubriche dedicate alla salute sul giornale o alla televisione?

Questo sforzo collettivo ha senza dubbio prodotto una crescente disponibilità di informazioni ma anche, paradossalmente, una certa confusione nell’opinione pubblica, frastornata da messaggi spesso contraddittori e talvolta non proprio indipendenti e “disinteressati”.

Una prima spiegazione dello scarto esistente tra le intenzioni di chi informa e l’esito del messaggio sul ricevente si può trovare nel proverbiale mare che separa “il dire dal fare”: è difficile infatti per il giornalista, così come per il medico di fronte al paziente, evitare di cadere in una eccessiva sempilficazione delle realtà, spesso complessa e sfaccettata, o nell’enfatizzazione di notizie che riguardano nuove acquisizioni in campo biologico, diagnostico o terapeutico. Si rischia sempre di ingenerare aspettative non realistiche verso le novità della ricerca biomedica se si dimentica che ogni progresso delle conoscenze, frutto di sperimentazioni cliniche o di laboratorio, richiede, prima di trovare una applicazione corrente, tempi lunghi e successive conferme su estese popolazioni. Anche in un recente passato è accaduto che farmaci, nuove tecniche di laboratorio o diagnostiche venissero ridimensionati, o addirittura abbandonati, dopo iniziali entusiasmi perchè il loro utilizzo su vasta scala aveva evidenziato limiti, controindicazioni o gravi effetti collaterali.

E’ perciò opportuno accostarsi ad una nuova notizia con un atteggiamento di sereno disincanto ( in particolare se si tratta di iniziative a sfondo commerciale ) che deriva dalla consapevolezza, già sottolineata dagli illuministi, che il progresso umano procede per mezzo di “una esperienza lenta e di una ragione limitata”.

Esistono poi due errori abbastanza frequenti, che vengono compiuti da chi consulta enciclopedie mediche o dizionari, sui quali vorrei soffermarmi in particolare. Essi sono curiosamente simili alla difficoltà incontrate dallo studente di medicina alle prese con i ponderosi esami di patologia medica. Leggendo un articolo o una voce di enciclopedia, dedicata ad una patologia, si ricavano una serie di informazioni, sull’incidenza della stessa, su sintomi, segni clinici, esami di laboratorio, caratteristiche anatomo-patologiche, terapie etc. che rischiano di disorientare; è quindi necessario operare una selezione sulla massa di dati per distinguere quelli rilevanti da quelli collaterali. Come accade allo studente, in particolare se il testo consultato ha una impostazione poco efficace dal punto di vista didattico, anche il lettore rischia la “disinformazione”, invece di una corretta informazione, se mette sullo stesso piano nozioni che hanno, in realtà, un peso diversificato ai fini della diagnosi o della terapia. Può accadere così che vengano ritenuti importanti elementi, tra i tanti, assai poco significativi, mentre particolari trascurati dal paziente possono rivestire un ruolo ben maggiore, se non altro perchè permettono di scartare in partenza alcune malattie. Ricordo per esempio il caso di un paziente convintosi, dopo aver letto l’enciclopedia, di aver avuto un grave disturbo neurologico che poteva invece essere escluso, anche se non in modo assoluto, dal solo criterio anagrafico, vale a dire dalla sua giovane età.

Un altro atteggiamento comune consiste nel ritenere la propria sintomatologia perfettamente coincidente con le descrizioni fornite dal testo consultato. In genere si tende a fare un collegamneto meccanico e diretto tra un certo sintomo e una malattia ( spesso quella più temibile e grave) non considerando che la stessa sintomatologia può manifestarsi in tante altre situazioni, perlopiù curabili o di lieve entità. Proprio per questo motivo la diagnosi può rivelarsi difficoltosa; il medico infatti deve spesso scartare svariate malattie prima di giungere, gradualmente e con l’aiuto degli esami, ad individuare quella che ha colpito il paziente. Ovviamente il testo non può illustrare tutte le possibili tappe del percorso diagnostico, che in certi casi ricordano i tentativi di fuoriuscita da un labirinto, mentre per forza di cose tende ad appiattire e a irrigidire quello che nella realtà è invece un processo diversificato, flessibile e spesso imprevedibile.

Una esperienza simile viene descritta dallo scrittore inglese Jerome, con esiti comici, allorchè racconta di essersi recato al museo britannico per consultare una enciclopedia, a causa di una leggera indisposizione. Al termine di un esilarante crescendo si autodiagnosi, sempre più allarmati, egli annota: ” Ero entrato in quella sala di lettura sano e felice. Mi trascinavo fuori come un decrepito relitto umano!”.

Giuseppe Belleri

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