La depressione, epidamia del nuovo millennio?

In un recente rapporto internazionale sulla salute e sulle malattie del futuro un gruppo di esperti ha previsto un incremento delle forme depressive. Per al verità da qualche anno a questa parte viene già segnalato un aumento dei casi di depressione; il fenomeno potrebbe essere lagato ad una accresciuta sensibilità verso il problema, sia da parte dei pazienti sia da parte dei medici, e alle cure farmacologiche disponibili dagli anni cinquanta in avanti.
Espressioni come “oggi mi sento depresso” o simili fanno parte ormai del linguaggio corrente; in genere vengono utilizzate per descrivere sentimenti di scoraggiamento o quando ci si “sente un po’ giù”. Non è un caso perchè proprio l’umore malinconico, la mancanza di speranze o addirittura la disperazione caratterizzano sia la patologia depressiva sia la tristezza normale e passeggiera che tutte le persone provano, più o meno spesso, nella vita. Questo fatto è assai importante: al pari dell’ira, della felicità o della paura la tristezza è uno stato emotivo che fa parte dell’esperienza umana normale, spesso come reazione naturale ad eventi stressanti che turbano il nostro equilibrio emotivo. Basta pensare ad un lutto improvviso, ad una sconfitta professionale, al forzato abbandono di un progetto o ad una delusione amorosa: in simili circostanze una transitoria reazione emotiva di abbattimento per la perdita subita, più o meno prolungata in relazione alla sensibilità della persona, è considerata adeguata e “sana”. Come accade sovente in medicina, e più ancora in caso di disturbi psichici, può essere difficile distinguere la tristezza “fisiologica” dalla depressione vera e propria, cioè tracciare un confine netto e incontrovertibile tra normalità e patologia. I criteri pratici che possono aiutare il medico e il paziente a valutare la situazione sono: il fattore tempo, le cause della sofferenza e la presenza di altri sintomi. Se l’umore triste è presente 24 ore su 24 e persiste per più di 3-4 settimane senza un motivo, allora è più probabile che ci si trovi di fronte ad uno stato depressivo. Se invece la situazione tende gradualmente a migliorare, la tristezza si alterna a momenti di serenità e se è possibile individuare, e magari modificare, uno o più eventi stressanti (crisi coniugali, gravi incidenti, disagio lavorativo o scolastico, pensionamento, cambiamenti o perdite in senso lato) è probabile che ci si trovi di fronte ad una reazione depressiva legata ad un disturbo dell’adattamento. Spesso il tempo, come dice l’adagio, è la migliore medicina anche per quanto rigurda i problemi psichici; non bisogna poi dimenticare che in ognuno di noi esistono delle risosre inesplorate, quel naturale processo di cambiamento che caratterizza la vita (i medici dell’antichità parlavano di “vis medicatrix naturae”, cioè il potere curativo della natura) che può svilupparsi nell’arco di qualche settimane. Infine nella giovane età può accadere che certi problemi si risolvano grazie alle modificazioni che caratterizzano la crescita personale o l’evoluzione delle relazioni familiari. Com’è noto poi la capacità di far fronte alle inevitabili difficoltà della vita  variano da individuo ad individuo: c’è chi, per carattere più incline al pessimismo, “si lascia andare” e chi invece riesce a mobilitare le risorse necessarie a superare i momenti di crisi.
I sintomi fisici (risvegli precoci, scarso appetito, calo di peso e del desiderio sessuale) sono generalmente presenti nelle forme di grado severo assieme alla tendenza ad isolarsi, all’impossibilità di provare qualsiasi tipo di piacere e al pessimismo più cupo.
Esistono poi delle cause organiche della depressione, vale a dire assunzione di farmaci o patologie di vari organi o apparati: tumori, gravi insufficienze respiratorie o renali, vasculopatie cerebrali, postumi di interventi chirurgici o di gravi infezioni.
Come già accennato all’inizio, dalla seconda metà degli anni cinquanta sono disponibili farmaci antidepressivi, appartenenti a due grosse “famiglie”, che hanno permesso di curare efficacemente in particolare le forme severe associate a caratteristiche biologiche. Quando la depressione è precipitata da avversità della vita o da problemi psico-sociali possono essere altrettanto efficaci la psicoterapia di sostegno o il cosiddetto “counselling”, che si propone di aiutare il paziente a sviluppare meccanismi di autocoscienza e di reazione.
L’aumento delle forme depressive, in particolare quelle lievi-moderate, resta per certi versi inspiegato.  Ciò che sorprende è il contrasto tra questo fenomeno e lo stile di vita della società che si avvicina al duemila: mai come negli ultimi decenni gli italiani si sono dedicati allo svago, al gioco, alle vacanze, alla cura del corpo e più in generale ad attività che procurano benessere e gioia. I settori economici che hanno la funzione di divertire e di intrattenere sono in progressiva espansione; eppure a questo sforzo che non ha uguali nel recente passato – si pensi al primo dopoguerra senza TV, parchi dei divertimenti e videogiochi – corrisponde un disagio psichico ed esistenziale che spesso ha i contorni dell’incapacità di gioire e di provare interesse, difficilmente riconducibile alla sola dimensione biologica. La terapeuta familiare Selvini Palazzoli a proposito dei disturbi psichiatrici degli adolescenti (depressioni e suicidi, anoressia\bulimia etc) parla di vere e proprie “epidemie sociali” per sottolineare il fatto che occorre anche sforzarsi di “capire e trasmutare le radici sociali” di un diffuso malessere psichico.
Giuseppe Belleri

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