L’importanza del consenso in medicina

Nelle tormentate vicende sanitarie di questi mesi due argomenti, strettamente collegati, ricorrono spesso: il consenso informato e la tutela della riservatezza del paziente, la cosiddetta privacy. Il primo tema è regolamentato dal codice deontologico dei medici mentre la tutela della privacy è stata codificata da una recente legge dello stato che ha anche istituito la figura del garante in questa materia. Solo vent’anni fa la quastione del consenso informato non avrebbe destato grande interesse nell’opinione pubblica poichè era scontato e “automatico” che il medico prendesse la decisone più confacente al problema del proprio paziente, senza bisogno di informare più di tanto l’interessato. Il medico allora agiva secondo un modello paternalistico, vale a dire come farebbe il buon padre nei confronti di un figlio in tenera età. Oggi, invece, ogni volta che un sanitario intraprende un’attività diagnostica o terapeutica deve prima acquisire il consenso del paziente validamente informato. Inoltre in caso di particolari prestazioni diagnostiche o terapeutiche o per possibili conseguenze sull’integrità fisica, non basta la più ampia informazione, ma è necessario che il malato firmi un documento scritto che esprima la sua inequivoca volontà. Il dovere di informare il malato, tenendo conto del suo livello di cultura, di emotività e delle sue capacità di discernimento spetta al medico ed è integrativo, e non sostitutivo, del consenso scritto. Le notizie devono riguardare la diagnosi, la prognosi, le prospettive terapeutiche e le verosimili conseguenze della terapia o della mancata terapia. Ovviamente ogni altra richiesta di notizie da parte del paziente dovrà essere soddisfatta nel modo più esauriente. Il dovere di informare appartiene non solo ai singoli sanitari, ma anche ai responsabili delle strutture di ricovero e ambulatoriali, in accordo o collaborazione con i medici curanti. Infine l’informazione ai congiunti è ammessa solo se il paziente la autorizza esplicitamente, con l’eccezione delle situazioni in cui vi sia grave pericolo per la salute o la vita di terzi.

Va sottolineato che non si tratta solo di problematiche di natura medico-legale o deontologica; l’informazione del paziente riveste infatti un ruolo essenziale per il buon esito di ogni trattamento sanitario. Innanzi tutto si è verificato che le terapie vengono seguite con maggiore cura – e quindi risultano più efficaci – se ne sono stati chiariti i motivi, i meccanismi d’azione e gli obiettivi terapeutici.

Occorre poi tener conto del beneficio psicologico; il malato vive una condizione di incertezza che è proporzionale all’ampiezza di ciò che egli ignora riguardo alla sua malattia. Nel dubbio e in mancanza di notizie adeguate, talvolta possono maturasi convinzioni che sono lontanissime dalla realtà dei fatti e che possono tormentare l’animo del paziente. I medici dovrebbero forse più spesso sollecitare le richieste di chiarimento da parte dei malati che invece a volte, per timore di non esprimersi con appropriatezza o per una immotivata ritrosia, non manifestano i propri dubbi. Insomma l’informazione adeguata e rispettosa poggia su diverse motivazioni: umane, etiche, legali e di vera e propria convenienza clinica.

Veniamo ora al problema della tutela della privacy. La materia è di quelle soggette ad evoluzione di giorno in giorno dato che quasi quotidianamente nascono problemi e quesiti interpretativi che proprio il garante della riservatezza deve risolvere. Uno di questi riguarda l’applicazione della legge 675/96 (“Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali”) ai medici e ai farmacisti. Il problema nasce dal fatto che la prescrizione farmacologica è un documento atto a rivelare lo stato di salute o la malattia di cui è affetto l’interessato, in quanto contiene dati che la legge definisce “sensibili” e sottopone al regime di tutela della privacy. Quindi i dati sanitari, in quanto sensibili, possono essere trattati solo con il consenso scritto dell’interessato. La materia è ancora in via di definizione normativa e si attente un pronunciamento del garante che chiarisca alcuni aspetti pratici. E’ perciò probabile che anche i frequentatori dgli ambulatori medici e delle farmacie, così come è già accaduto in banca o in altre occasioni, siano invitati a sottoscrivere una tantum un modulo di consenso che autorizza il medico al trattamento dei dati personali.

Sia nel caso del consenso medico informato sia nell’ambito della legge che regolamenta il trattamento dei dati sanitari asssistiamo all’introduzione di nuove garanzie a difesa dei diritti del cittadino; in quanto tali esse rappresentano un indubbio progresso anche se in alcune circostanze può sorgere il dubbio di una applicazione delle nuove disposizioni più formale e burocratica che sostanziale. Speriamo che la tutela della privacy trovi particolare attenzione in tutti gli operatori dei Media, dove sono avvenuti i più spiacevoli episodi di violazione della riservatezza della sfera sanitaria personale.

Dott. Giuseppe Belleri-Società Italiana di Medicina Generale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...