Quando batte forte il cuore…che fare?

Tra i disturbi che più spesso inducono il paziente a consultare il proprio medico vi è certamente il cardiopalmo o batticuore. Non ho usato casualmente il termine disturbo; in molti casi infatti quello che in un primo momento viene ritenuto, dal paziente o dal medico, il sintomo di qualche cosa che non va in realtà, dopo gli idonei accertamenti, può rivelarsi solo un semplice “disturbo”. Di norma la persona sana non avverte il battito del proprio cuore così come non ha la consapevolezza del ritmo respiratorio. Con i termini palpitazione, cardiopalmo o batticuore si intende invece la sensazione cosciente, perlopiù spiacevole, dell’attività cardiaca. In genere essa è dovuta all’aumento della frequenza cardiaca, cioè del numero di pulsazioni cardiache al minuto, che normalmente oscillano tra 60 e 80. Questi sono valori puramente indicativi: di notte ad esempio la frequenza cardiaca va ben al di sotto dei sessanta battiti. La stessa cosa accade di giorno allo sportivo ben allenato (nei grandi campioni del ciclismo la frequenza a riposo può addirittura andare sotto i 40 battiti al minuto). Analogamente il limite di 80 pulsazioni viene spesso superato durante la vita di tutti i giorni, senza che ciò implichi una situazione patologica: basta una corsa, uno stress o un’emozione improvvisa, uno stato di preoccupazione o di allerta per indurre un’accelerazione del polso del tutto fisiologica. Un’altra condizioni che comporta un aumento del battito cardiaco è l’ansia: in questo caso però le palpitazioni si accompagnano ad altri sintomi come pallore, sudorazione, aumento degli atti respiratori o incapacità di “introdurre abbastanza aria”, tremore, agitazione motoria, stordimento e così via.

Quindi ansia, reazioni emotive e sforzi fisici si accompagnano ad una transitoria tachicardia sinusale, termine medico che indica l’aumento fisiologico – cioè normale – della frequenza cardiaca. Esistono però due eccezioni a questa regola: alcuni individui hanno una spiccata sensibilità corporea per cui percepiscono le pulsazioni cardiache anche quando la frequenza non è aumentata, mentre altri, quando assumono a letto la posizione laterale sinistra, avvertono il normale ritmo del cuore a livello dell’orecchio.

Come si vede anche in questo campo vi è un’ampia variabilità delle espressioni corporee e delle reazioni individuali.

Perciò il primo obiettivo del medico, quando viene lamentato un batticuore, è quello di stabilire se si tratta di un “disturbo” fisiologico o se esso è il segno di una patologia cardiaca o generale in atto. L’ascoltazione del cuore, l’esecuzione di alcuni esami del sangue, di un ECG o elettrocardiogramma (possibilmente al momento del cardiopalmo) e una registrazione prolungata dell’attività cardiaca (il cosiddetto ECG dinamico delle 24 ore, secondo Holter) permette in genere di stabilire se ci si trova di fronte ad un fenomeno normale o patologico. Può capitare però che anche l’ECG delle 24 ore non metta in evidenza alcuna anomalia perché i sintomi, sovente a carattere sporadico e “capricciosi”, non si presentano durante l’esame. A questo punto diventa importante la collaborazione del paziente che da passivo oggetto di studio si può trasformare in attiva fonte di informazioni. Infatti basta un breve allenamento, sotto la guida del medico, per imparare a contare la frequenza dei battiti al polso oppure tastando l’arteria carotide al collo, appena sotto l’angolo della mandibola. Non è raro che lo stesso assistito si tranquillizzi dopo aver verificato personalmente che, nonostante la spiacevole percezione di incontrollabilità del ritmo cardiaco, in realtà il cuore non ha affatto una frequenza particolarmente elevata o irregolare.

Oltre alla misurazione delle pulsazioni è possibile, tramite la palpazione del polso, accertarsi della presenza di una aritmia, vale a dire di un’irregolarità del ritmo cardiaco. Entriamo così nel capitolo delle vere e proprie forme patologiche di cardiopalmo. Le più frequenti sono la tachicardia parossistica e la fibrillazione striale. Nel primo caso il cuore inizia improvvisamente, senza alcuna causa scatenante, a battere con una frequenza che in genere supera le 130 pulsazioni al minuto; nelle persone anziane o affette da altre malattie di cuore possono intervenire sintomi come affanno respiratorio, pallore, capogiro o svenimento, sudorazione, dolore di tipo anginoso. Nella fibrillazione atriale invece la frequenza, pur essendo generalmente più bassa rispetto alla tachicardia parossistica, è pero completamente aritmica nel senso che non si riconosce alcun ritmo di fondo regolare. Inutile aggiungere che queste ultime sono situazioni che richiedono solleciti accertamenti diagnostici ed interventi terapeutici adeguati.

Giuseppe Belleri- Società Italiana di Medicina Generale

 

2 risposte a "Quando batte forte il cuore…che fare?"

  1. Salve dottor Belleri,ho letto con molta attenzione il suo articolo,e ciò che ha spiegato mi ha tolto un dubbio che avevo sin da piccolo,infatti io è da quando sono piccolo che a letto riesco perfettamente a sentire il mio battito,vorrei solo una precisione dottore,lei ha detto che se si ha la percezione del battito ma la frequenza è normale si può stare tranquilli che nn c’è nulla di patologico:e cosí o ho capito male io?la ringrazio in anticipo,cordiali saluti Anselmo.

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  2. Ciao mi chiamo Chiara e ho quattoridici anni ho letto questo articolo,perché mi è capitato che mi aumentasse il
    Battito cardiaco all’improvviso e poi si fermasse all’istante.ho fatto due controlli al cuore e sono sana ,esame fatto Nemmeno un anno fa , devo tenere conto che ci sono dei problemi familiari,e che in quella stanza c’era molto caldo,e stavo pensando a fare molte cose mi piegavo più volte per raccogliere oggetti in maniera frettolosa,mi era già capitato in quarta elementare,ma gli esami si verificarono ottimi.percio non lo so ho un po’ di paura dato che sono un po’ ansiosa cosa dovrei fare?

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