Quando il ricovero è difficile

Nelle ultime settimane dell’epidemia influenzale aumentano le difficoltà di accesso al ricovero ospedaliero da parte di pazienti che non versano in gravi condizioni di salute. Si tratta di situazioni assai spiacevoli che coinvolgono in ugual misura malati, familiari, medici di famiglia e del Pronto Soccorso. Se il malato è costretto ad indecorose peregrinazioni alla ricerca di un posto letto il medico di base prova una sensazione di frustrazione per non poter aiutare concretamente il proprio assistito.

Per quale motivo viene richiesto il ricovero?

A parte le situazioni di emergenza oggettiva esistono condizioni cliniche non gravi che tuttavia necessitano di accertamenti diagnostici in tempi brevi e di sorveglianza continua del malato, soprattutto se anziano o solo.

Questi pazienti lamentano sintomi assai comuni e “banali” (vomito o febbre persistente, dolori toracici o ) dietro i quali però si possono celare malattie potenzialmente serie. In genere per ridurre l’incertezza è sufficiente la prescrizione di alcuni esami diagnostici, da eseguire con celerità, che consentono di escludere facilmente la presenza di malattie rilevanti: insomma basterebbero pochi giorni di degenza ed alcuni accertamenti mirati o un “day hospital” per fugare ogni rischio ed incertezza. Il medico di famiglia che deve invece seguire a domicilio questi malati, in quanto non è stato trovato un posto letto, si trova in una spiacevole condizione simile a qualle di un meccanico che è costretto a lavorare in una stanza semibuia. Nonstante la disponibilità di strumenti idonei (pinze, cacciaviti, martello etc..) è impossibilitato ad usarli proficuamente per che non dispone dell’illuminazione sufficiente per esaminare il motore e individuare il guasto. Rischia insomma di usare gli strumenti giusti ma non con la precisione e la cognizione di causa indispensabile par aggiustare al meglio il motore.

Da qui la frustraziojne professionale di cui parlavo all’inizio. L’alternativa al ricovero ci sarebbe se a fronta della difficolta di trovare un posto letto nell’ospedale “intasato” corrispondessero servizi territoriali funzionali che, purtroppo, ancora stentano a decollare. Anche perchè l’assistenza extra-ospedaliera deve misurarsi con le stesse carenze di organico ed i problemi organizzativi che gravano sulla gestione dell’ospedale.

Da anni ormai su alcuni servizi sanitari, per i noti problemi di finanziamento legati alla spesa pubblica e per la necessità di “tirare la cinghia”, grava una situazione di sovraccarico lavorativo con conseguente stress per gli operatori e per i pazienti. In questa situazione non ha ovviamente senso prendersela con quasto o con l’altro nel comodo gioco di cercare qualcuno a cui attribuire la colpa. Purtroppo quando si crea un grosso squilibrio tra domanda di un servizio e la disponibilita dell’offerta (in questo caso di posti letto, ma lo stesso discorso vale per gli esami diagnostici) si crea una situazione di razionamento occulto del bene scarsamente disponibile. Formalmente non esiste una situazione di carenza istituzionalizzata in quanto tutti possono liberamente accedere senza alcuna limitazione formale ai servizi sanitari, come accadeva per esempio con il razionamento delle tessere alimentari duarante il periodo bellico. Però nella realtà si verifica se non proprio l’esclusione perlomeno una grande difficoltà di accesso al servizio da parte di alcuni soggetti che invece ne avrebbero diritto e bisogno.

Insomma si tratta di una sorta di razionamento occulto che interessa quà e là, senza una precisa volontà discriminatoria, alcune persone casualmente e senza che nessuno ne sia direttamente responsabile. Ovviamente di fronte allo squilibrio tra domanda ed offerta, a causa della scarsità del bene, prevarrà

Un’ultima considerazione. Da tempo ormai si parla di verifica della qualità delle cure. Ora mi chiedo com’è possibile migliorare, per esempio, l’assistenza ospedaliera se il malato ha grosse difficoltà ad accedere all’ambiente di ricovero

Dott. Giuseppe Belleri

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