Senza qualità non è una buona sanità

Tutte le iniziative tese al miglioramento qualitativo dell’assistenza sanitaria destano l’interesse dei cittadini e degli operatori professionali; vengono elaborati infatti, in varie sedi, programmi per la verifica e la revisione della qualità delle cure anche per trovare una soluzione al divario crescente tra domanda di servizi, sempre più diversificata, e risorse economiche sempre più limitate. Proprio nel campo della qualità si è sviluppato negli anni Settanta anche in Europa quel movimento, di derivazione giapponese, detto della “qualità globale”, che ha rivoluzionato l’approccio al problema sia nell’industria manifatturiera che nei servizi, e le cui strategie vengono ora proposte anche nel settore sanitario. Il principio cardine di questo movimento afferma che la qualità è una caratteristica globale che pervade tutta l’organizzazione, e cioè il risultato dell’interazione sistemica dei molteplici settori in cui si articola -per esempio- l'”azienda” Sanità, e dei fattori interni ed esterni che ne condizionano il funzionamento. La qualità quindi non è appannaggio di questo o quel soggetto ma è un obiettivo strategico della organizzazione nel suo complesso, a cui concorrono tutti gli operatori; essi infatti vanno coinvolti in un processo continuo di miglioramento che, per essere vincente, deve mobilitare, in primis, proprio le risorse umane che, per definizione, sono le uniche disponibili in quantità illimitate. Nell’ambito delle cure mediche un altro principio della qualità totale, e cioè la centralità dell’equilibrio dinamico tra il servizio sanitario e l’ambiente, assume un particolare rilievo. Esiste un obiettivo, la stabilità, fondamentale per il buon funzionamento di qualsiasi organizzazione che è affine ai principi della “qualità globale”; la stabilità infatti è una proprietà dell’intero sistema che non può essere attribuita solo ad una sua componente ma alle relazioni tra le parti, considerate come un tutto unico e coordinato.

Quanta rilevanza essa abbia in ogni settore ci è testimoniato, per esempio, dall’andamento della Borsa valori che subisce rialzi a seguito di fatti o notizie positive per il rafforzamento, anche indiretto, della stabilità economica (accordi commerciali, riduzioni di tassi, cambiamenti politici etc….) mentre accusa perdite a seguito di avvenimenti destinati ad aumentare la turbolenza dell’ambiente, quali guerre, commerciali o armate, cadute di governi o crisi diplomatiche e così via. La stabilità, proprio perchè attiene all’organizzazione nel suo complesso, si può considerare una condizione fondamentale per lo sviluppo della qualità in quanto ogni turbamento dell’equilibrio dei servizi sanitari mette in crisi la possibilità stessa di un loro efficace e “qualitativo” funzionamento. Per fare un esempio pratico, assai vicino all’esperienza di molti malati, nel febbraio scorso si è verificata una situazione di sovraffollamento ospedaliero che ha messo in allarme le direzioni sanitarie di molti ospedali per la difficoltà ad assicurare livelli adeguati di assistenza a tutti i degenti, inducendo i responsabili a raccomandare il ricovero ospedaliero solo in circostanze di particolare gravità. Era successo infatti che al normale incremento delle degenze ospedaliere legato all’epidemia influenzale si erano aggiunti tutti quei ricoveri provocati involontariamente dall’entrata in vigore delle nuove norme sui ticket degli esami diagnostici, che spingevano molti pazienti, e i loro medici, ad effettuare accertamenti diagnostici in ospedale per evitare l’onere della spesa extraospedaliera. In questo modo veniva messa in crisi la stabilità dell’ospedale in quanto esso non era in grado di reggere, per la limitazione dei posti letto, ad una imprevista ondata di ricoveri se non con un un sovraccarico di lavoro, fonte di perturbazioni e di stress per tutta la struttura, e di difficoltà nel garantire la qualità dell’assistenza. Se quindi la stabilità è condizione essenziale per la qualità e se entrambe sono il frutto di una visione globale dei problemi, e non della maggiore o minore efficienza di singoli o di gruppi di operatori, si può ben comprendere l’importanza del coordinamento e della integrazione tra i vari settori di cui si compone un moderno Servizio Sanitario e cioè l’Ospedale, i servizi ambulatoriali e la medicina generale.

Giuseppe Belleri

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