Sintomi senza speigazione: malato immaginario?

Gli esami sono tutti negativi, lei è sano come un pesce”. Quanti pazienti hanno tirato un sospiro di sollievo, ascoltando un simile responso medico, ma contemporaneamente hanno provato disagio per la sensazione di non essere “compresi”. Sono frequenti infatti – per lo meno in medicina di base – le situazioni in cui, anche dopo lunghi iter diagnostici, a fronte dei sintomi lamentati non si riscontra alcun esito strumentale positivo, vale a dire si rilevano esami nella norma. Se da un lato il paziente si sente momentaneamente sollevato, dall’altra può sviluppare un senso di frustrazione perchè, nonostante tutte le rassicurazioni, egli resta pur sempre con i suoi disturbi, talora assai fastidiosi, che non trovano giustificazione e una spiegazione; ed anzi può essere etichettato, magari bonariamente da un parente o un amico, come “malato immaginario”. Fatti di qusto genere rischiano, se non vengono inquadrati correttamente, di innescare una spirale di accertamenti clinici impegnativi, costosi e che possono provocare, essi stessi, ulteriori preoccupazioni.

Coloro che vivono esperienze di questo tipo sono persone affette, il più delle volte, non tanto da malattie classificabili ma bensi da condizioni di disturbo/malessere e di disagio dai contorni psico-fisici sfumati. La causa di questi malesseri, che si manifastano con sintomi a carico dell’intero organismo o di singoli apparati, è costituita da un intreccio di problemi sociali, familiari e relazionali in genere che interagiscono tra loro e che il paziente ha difficoltà a ricostriure. Altre volte invece il disagio psico-sociale accentua i sintomi di una malattia fisica effettivamente presente: tipico è l’esempio delle difficoltà di addormentamento, legate a preoccupazioni ed ansie di vario genere, che amplificano, fino a renderli insopportabili, quegli stessi dolori che nelle ore diurne vengono agevolmente tollerati. Si possono così osservare, nel caso di persone a cui vengono riscontrati esami normali, i sintomi più vari: stanchezza, mal di testa, prurito, gonfiori addominali e difficoltà digestive, variazioni dell’appetito e irregolarità mestruali, deficit di attenzione e di memoria e cosi via. Certamente gli stessi sintomi sono presenti in molteplici malattie; spesso, però, le modalità di presentazione da parte del paziente appaiono insolite, vaghe o semplicemente non rientrano negli schemi descritti nei testi. E’ indispensabile dunque ( anche perchè il paziente teme di essere affetto da una grave malattia) far effetture, dopo la visita, un certo numero di esami, variabili da caso a caso, o magari richiedere una consulenza specialistica. Il fine, da comunicare esplicitamente al paziente, sarà non tanto di confermare un sospetto ma di escludere alcune, assai ipotetiche, condizioni patologiche. Contemporaneamente occorrerà procedere con tatto ad un esame delle situazioni della vita che possono deteriorare lo stato di benessere di una persona, fino a farla cadere in una condizione di malessere/sofferenza: dai problemi di adattamento lavorativo ai troppi impegni finanziari, dalle difficoltà scolastiche a quelle coniugali, dalle preoccupazioni per la salute di un congiunto ai contrasti con un vicino o con la suocera/nuora. Si tratta insomma di verificare, sempre assieme al paziente, se la radice del disagio fisico non risieda per caso in quel più ampio e sfaccettato contesto psicologico e sociale in cui ognuno di noi è immerso, a tal punto, da non riuscire a vedere, talvolta, la connessione con il proprio essere fisico. Accade spesso che il paziente, se adeguatamente tranquillizzato dal medico, tornerà dopo qulche settimana recando gli esiti degli esami prescrittigli, e come sperato “negativi”, assieme ad un miglioramento più o meno significativo dei sintomi; egli dovrà a quel punto affrontare il ben più complesso ed impegnativo tentativo di cambiamento personale o ambientale, necessario per rimuovere le cause del disturbo/malessere.

Un caso esemplificativo di queste problematiche è quello della persona che riferisce sintomi di modesta entità ed atipici ma con intensa partecipazione emotiva e vivo allarme; può accadere, nel corso del colloquio, che il paziente confessi il timore di essere affetto da una grave malattia essendo stato impressionato dalle vicende sanitarie, spesso drammatiche, occorse ad un conoscente, un parente o ad altra persona di cui gli sia giunta notizia. In tali circostanze, accanto alla prescrizione dei doverosi accertamenti atti ad escludere i sospetti (peraltro anche giustificati nel caso di malattie a carattere familiare), un’opera di rassicurazione ed informazione potrà favorire la risoluzione della condizione di malessere denunciata dai sintomi fisici accusati dal paziente.

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