Usare bene gli antibiotici per non sprecarli!

Periodicamente giornali e Tv rilanciano notizie e appelli, provenienti dalle autorita’ sanitarie nazionali e mondiali, a proposito delle resistenze batteriche agli antibiotici. Se ne parla ormai da decenni, spesso con toni enfatici ed allarmistici: il problema, fino a qualche anno fa’, era confinato agli ambienti ospedalieri dove albergano, per vari motivi, i germi piu’ difficili da debellare. Tuttavia da qualche anno a questa parte giungono segnalazioni che alcuni batteri responsabili di comuni infezioni extra-ospedaliere o comunitarie (vale a dire malattie infettive che si presentano in pazienti non ospedalizzati) sono divenuti insensibili agli antibatterici, precedentemente in grado di debellare la maggior parte delle infezioni.

Valga per tutti l’esempio del pneumococco, il germe responsabile della maggior parte delle polmoniti e broncopolmoniti che colpiscono soggetti in buona salute (diverso e’ il caso dei portatori di una o piu’ malattie croniche come diabete, cardiopatie, asma etc..): in alcune nazioni Europee questo batterio si dimostra resistente alla penicillina in percentuali che si avvicinano al 50% dei ceppi isolati in laboratorio. Da qui le preoccupazioni e gli inviti dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanita’) ai medici per un buon uso di questi farmaci che, cinquant’anni fa, hanno inaugurato un periodo di grandi successi terapeutici nella cura delle malattie infettive. L’entusiasmo per gli spettacolari effetti terapeutici degli antibiotici (si pensi solo al destino, sovente a rischio di morte, dei pazienti affetti da polmonite) ha contagiato, negli anni cinquanta e sessanta, la medicina scientifica a tal punto da ipotizzare la definitiva sconfitta delle malattie infettive batteriche. Niente di piu’ ingenuo ed illusorio! Oggi, grazie ai principi della medicina evoluzionistica, conosciamo molti dei meccanismi biologici che conferiscono ai batteri una sorta di invincibilita’ nella perenne lotta contro l’uomo e le sue medicine. Stephen J. Gould uno dei piu’ noti paleontologi contemporanei, nonche’ abile divulgatore scientifico, ha addirittura affermato che ai vertici dell’evoluzione biologica non stanno gli uomini ma bensi il variegato e resistentissimo universo dei batteri, presenti fin dagli albori della vita sulla terra e destinati a sopravvivere ad ogni altra specie animale.

Si puo’ forse affermare che l’infettivologia abbia fornito una conferma empirica delle teorie evoluzionistiche, fondate sui meccanismi di variazione e selezione, formulate dal grande naturalista britannico Cherles Darwin nell’ottocento. Come agiscono questi processi biologici in modo tale da conferire ai batteri la capacita’ di resistere agli antibiotici? In modo assai semplificato e schematico le cose vanno piu’ o meno cosi’.

Una delle caratteristiche peculiari dei germi e’ quella di riprodursi, dividendosi per cosi’ dire in due, con una velocita’ spaventosa rispetto agli organismi piu’ complessi come insetti o mammiferi: nel giro di poche ore poche centinaia di germi possono diventare milioni e milioni. In questa vertiginoso processo di crescita esponenziale alcuni di essi vanno incontro, in modo del tutto casuale, ad alcune mutazioni della struttura biochimica e funzionale. Proprio grazie a tali cambiamenti del tutto fortuiti alcuni ceppi, con il passare degli anni e delle “generazioni”, acquisiscono alcune caratteristiche che li rendono immuni e, per cosi’ dire, invincibili rispetto ai ceppi che invece soccombono agli attacchi alle difese dell’organismo e degli antibiotici. Per spiegare l’azione dei farmaci antibatterici si fa spesso ricorso alla metafora bellica, cioe’ a concetti tratti dal gergo militare, come attacchi, difese, invasione, “armi” e “bersagli” terapeutici, battaglia etc..

Oggi, proprio grazie alla medicina evoluzionistica, dobbiamo probabilmente cambiare modo di vedere le cose. In effetti ogni volta che si usano antibiotici si distruggue la gran parte dei germi ma nel contempo si opera una involontaria selezione in alcuni di essi che, prima o poi, portera’ all’emergere di microrganismi insensibili alle cure mediche

Belleri Giuseppe- Societa’ Italiana di Medicina Generale

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